venerdì 15 ottobre 2010

La Megafauna che non c'è più


C'è un motivo per cui la gente quando pensa agli animali estinti pensa ai Dinosauri, e quel motivo è che i dinosauri sono, oltre ogni ragionevole dubbio, il più figo e cazzuto gruppo di Cordati mai esistito. Ciò nonostante, Madre Natura è stata generosa nel distribuire la figaggine ai suoi figli, viventi o estinti, e al mondo di coloro che non ci sono più appartengono anche altre creature bizzarre e incredibili, vissute in epoche così primitive e remote da risultare inimmaginabili, o così familiari e vicine da aver convissuto con noi. Ispirato dall'articolo del National Geographic di questo mese dedicato all megafauna australiana estinta, dedico questo post al secondo dei due gruppi, che includeva un vasto e bizzarro assortimento di mammiferi, ma anche di rettili e uccelli, mastodontici, sparsi in tutti gli angoli del mondo. In una fatale congiunzione di cambiamenti climatici e inaspettata comparsa di una, ahem, nuova specie di primate estremamente efficiente nella caccia (non si sa ancora in quale misura abbiano influito l'una o l'altra, anche se le scimmie bipedi sono fortemente additate da molti) questi esseri sono spariti per sempre, lasciandoci solo ossa e fossili. Ecco i miei preferiti, divisi per nazionalità:

1) Nord America: ...

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...sapete cosa? La megafauna nordamericana estinta è troppo abusata. Tutti conoscono mammuth, rinoceronti lanosi, smilodonti (tigri dai denti a sciabola) e megaloceri (cervi giganti). Passiamo ad altro.

2) Sud America: Le ossa dei giganti sudamericani furono studiate da Darwin durante il viaggio del Beagle, facendolo riflettere sulla somiglianza tra i colossi estinti e i loro moderni cugini. Nelle pampa scorrazzavano, fra gli altri, una specie di Smilodonte sudamericano, un gigantesco uccello predatore incapace di volare (Phorusrhacus), una serie di mega-armadilli dal guscio rotondo e dalle code corazzate (Glyptodon, Doedicurus), un grosso camelide dotato di una corta proboscide (Macrauchenia) e il mio favorito, il bradipo terricolo gigante (Megatherium), una palla di pelo e artigli sradica-alberi grande come un elefante. Non mancavano creature marsupiali come il predatore Thylacosmilus dalle zanne a sciabola.

3) Australia: leggetevi il National Geographic, no? Fra leoni marsupiali e canguri giganti, il mega-vombato noto come Diprotodon, il più grande marsupiale conosciuto, spicca come un fulgido, pelosissimo astro delle dimensioni di un rinoceronte. Una gigantesca lucertola predatrice, una volta nota come Megalania ma ora chiamata Varanus priscus perchè strettamente imparentata coi moderni varani, seminava il terrore coi suoi oltre sei metri di lunghezza.

4) Nuova Zelanda: qui gli uccelli la fanno da padrone. Il Moa (Dinornis) coi suoi quasi 4 metri d'altezza, era il più grande uccello conosciuto, una sorta di iper-struzzo dal collo lunghissimo e dalle piume filamentose. Anche con la sua mole, il pacifico Moa non era al sicuro dalla più grande aquila mai esistita, l'aquila di Haast (3 metri di apertura alare e 15 kg di peso, che per un uccello volatore non è poco).

sabato 9 ottobre 2010

Visita all'American Museum of Natural History


Con notevole ritardo ho deciso (perchè no?) di scrivere le mie impressioni sulla mia (doppia) visita all'American Museum of Natural History, che ho avuto occasione di fare durante una piacevole vacanza a New York alla fine di luglio. Studiando io all'università di Bologna, mi è capitato spesso di passare per il Museo di Zoologia di questa città: due o tre piani, relativamente piccolini, in cui sono sistemate teche contenenti animali impagliati polverosi e bucherellati dai tarli, spesso imbalsamati male e probabilmente morti intorno al 1300, accatastati con pochissimo criterio e senza uno straccio di spiegazione scritta. Il luogo è sempre deserto e tetro, e vagamente inquietante. Essendo abituato a una tal lugubre messa in scena, è naturale che la mia testa sia praticamente esplosa entrando in quel tempio della scienza che è l'AMNH, 4 piani e chissaddio quanti metri quadrati di esposizioni modernissime e spettacolari comprendenti milioni di reperti. Ecco un elenco delle cose che mi hanno colpito maggiormente e del perchè:

1)Mammiferi Nordamericani: dopo il museo di Bologna, tutto mi sarei aspettato fuorchè l'entusiasmarmi per animali impagliati, e soprattutto per animali impagliati non provenienti dai paesi dove al giorno d'oggi la megafauna è più spettacolare - Africa e Asia. Sorprendentemente invece, forse proprio perchè gli animali di questi due continenti sono usati fin troppo spesso nei documentari naturalistici, mi ha appassionato molto di più l'esposizione di mammiferi nordamericani: gli esemplari sono vecchi ma conservati alla perfezione, tanto da sembrare vivi, e inseriti in spettacolari e artistici diorami.

2)Rettili e Anfibi: rispetto ad altre sezioni del museo, gli amici striscianti si beccano una sala relativamente piccola, ma estremamente ben realizzata e affascinante. Vi sono alcuni rettili impagliati DAVVERO enormi (Coccodrillo Americano, Alligatore del Mississippi, Testuggine di Aldabra, alcune Tartarughe Liuto e Varani di Komodo e un pitone reticolato inseriti in bei diorami) e moltissimi altri rettili e anfibi più piccoli sistemati in teche a seconda dell'argomento (riproduzione, crescita, alimentazione...) sempre accompagnati da spiegazioni ben fatte e dettagliate.

3)Biodiversità: a parte la bizzarra decisione di costruire un gran diorama centrale della foresta pluviale e poi lasciarlo immerso nella penombra, la sala della biodiversità è davvero bella: per metà occupata da cartelloni e monitor informativi, per l'altra da un imponente albero della vita composto da esemplari o modellini di un vastissimo numero di specie che va a coprire tutti o quasi tutti i phyla conosciuti, sistemati secondo la storia evolutiva e i legami di parentela.

4)Oceani: due piani di bellissimi diorami rappresentanti la grandissima varietà degli ecosistemi marini e dei loro abitanti, con annesse spiegazioni su di essi e sulla loro importanza per l'uomo. Al centro, appeso al soffitto, c'è un modello in scala 1:1 di Balenottera Azzurra. Uno non può avere idea di quanto cazzo è grande una Balenottera Azzurra finchè non lo vede coi suoi occhi.

5)Evoluzione dell'Uomo: molto interessante anche la sala contenente reperti fossili (tra cui la leggendaria Lucy) e articolate spiegazioni sull'evoluzione dell'uomo e del suo cervello. Meno condivisibile l'idea di dedicare altre, vaste sale di un museo SCIENTIFICO a reperti antropologici di varie culture umane più tarde.

6)Fossili: l'attrazione principale del museo, e si capisce anche il perchè. 5 sale (Origine ed Evoluzione dei Vertebrati, Dinosauri Saurischi, Dinosauri Ornitischi, Origine ed Evoluzione dei Mammiferi, Mammiferi Preistorici) ricolme di fossili bellissimi e straordinariamente conservati di un incredibile varietà di gigantesche e bizzarre creature preistoriche. Ho notato con piacere che conoscevo come vecchi amici un certo numero dei fossili esposti, le cui fotografie si trovano spesso in pubblicazioni sull'argomento, e ora potevo finalmente vederli di persona. Oltre a creature generalmente sconosciute, qui ci sono le superstar dei dinosauri, quelli che ogni bambino con un pò d'amor proprio conosce a menadito dall'età di 2 anni: il T-Rex, l'Apatosauro, lo Stegosauro, il Triceratops, l'Allosauro e innumerevoli altri. Lo spettacolare scheletro del Barosauro che difende il suo cucciolo da un Allosauro si trova non nell'area dei fossili, ma nell'atrio del museo.

Che dire? Wow. Ho visitato il museo ben due volte, e anche se le mostre temporanee (rettili vivi, planetario con la voce di Woopy Goldberg, ULTERIORE planetario con la voce di Leonardo di Caprio) non erano particolarmente interessanti, le esposizioni permanenti sono più che sufficienti a superare anche le più alte aspettative.

venerdì 8 ottobre 2010

PARASSITI!


Un post per ricordare un gruppo di organismi di solito (anche giustamente) odiati a sangue, accomunati non tanto da legami di parentela (possono essere unicellulari o pluricellulari, piante o animali, vertebrati o invertebrati) quanto dallo stile di vita basato sul ricavare cibo e altre risorse a danno di altri organismi: sto parlando dei parassiti. Ho sempre avuto un rapporto di amore-odio nei confronti di questa vasta accozzaglia: da un lato sono ipocondriaco marcio, la sola vista in fotografia di frattaglie e malattie mi fa venire un conato, e le punture estive di zanzare e tafani, oltre a qualche assalto di FOTTUTE zecche mi fanno provare il comune odio verso gli opportunisti della natura, siano essi insetti ematofagi (succhiasangue) o vermi nematodi che si scavano la loro strada negli organi vivi della vittima. Dall'altro i parassiti sono uno dei più fulgidi esempi di cosa è in grado di fare l'evoluzione, e di fin dove sia disposta a spingersi la vita pur di accaparrarsi quel pò di risorse che le permettano di continuare a esistere. Dopo tutto, alcuni di questi esseri hanno scelto proprio l'habitat più estremo di tutti, il luogo da cui tutti gli altri organismi si sforzano di tenersi lontani: la pancia di un altro animale. Per sopravvivere a seconda della loro specializzazione (interni o esterni, immobili o mobili, ematofagi, mangiatori di carne o di cibo già digerito) e del loro phylum (artropodi, nematodi, platelminti, cordati...) questi esseri hanno sviluppato inoltre una serie di strumenti e cicli vitali incredibilmente interessanti. Essi hanno inoltre un ruolo fondamentale nell'ecosistema, contenendo determinate specie o fungendo da preda per altre, e di recente gli ecologi hanno cominciato a realizzare che un ecosistema sano deve avere sane popolazioni di parassiti.

Fra parentesi, l'immagine immortala un crostaceo isopode che ha l'abitudine di ancorarsi alla base della lingua dei pesci bloccandone il flusso sanguigno; la lingua a breve muore e si distacca, ma il pesce può sempre continuare a usare l'isopode al posto di essa, in modo da condurre una vita "normale" e lunga (come lo sarà, di conseguenza, quella dell'isopode). La natura a volte sa essere una psicopatica figlia di puttana.

sabato 25 settembre 2010

Spotlight Zoologia: Hexapoda



Se il nome vi sembra strano e oscuro, sappiate che è solo il modo per indicare gli Insetti e pochi loro stretti parenti a sei zampe (Entognatha). Perchè, in una sezione dedicata agli animali più bizzarri e meno conosciuti, parlare di un gruppo così vasto e così (relativamente) familiare al grande pubblico? In effetti, non intendo parlare della biologia degli Hexapoda, argomento che non potrebbe essere esaurito nemmeno in un'intera biblioteca di testi specializzati, in un patetico post di un blog che non segue nessuno. Vorrei fare solo alcuni brevi cenni sull'importanza di queste creature che la maggior parte delle persone considera fastidiose o trascurabili. Dei meno di 2 milioni di specie viventi conosciute, 900.000 (una buona metà) sono costituite dai soli insetti (senza contare quindi gli altri artropodi loro parenti). I mammiferi conosciuti sono circa 5000, il che significa che per ogni specie di mammifero ne esistono 180 di insetti, senza contare che, mentre è raro scoprire nuove specie di mammiferi, non è necessario alcuno sforzo per scoprire nuove specie di insetti: basta stendere un telo bianco fra due alberi in Brasile, di notte, e illuminarlo con una torcia - la maggioranza degli insetti che sciameranno su di esso saranno ignoti alla scienza. Questo fa capire come è probabile che in realtà le specie di insetti per ogni specie di mammifero siano diverse migliaia. Oltre che come numero di specie, gli insetti superano di gran lunga gli altri animali terrestri anche come biomassa. La maggior parte della massa animale vivente nel mondo è costituita da insetti (nelle foreste pluviali superano gli altri animali di 4:1). L'enorme diversità e l'enorme numero fa capire la loro enorme importanza nell'ecosistema: Edward O. Wilson ha stimato che se, per assurdo, tutti gli insetti sparissero di botto, nel giro di 6 mesi le terre emerse si trasformerebbero in una landa desolata, e che di conseguenza persino la razza umana arriverebbe molto vicino all'estinzione o si estinguerebbe del tutto. Tutte le piante che necessitano degli insetti per essere impollinate (una gran parte) sarebbero condannate all'estinzione, e anche la maggior parte di quelle impollinate dal vento e dall'acqua soccomberebbe a causa dell'impoverimento del terreno, non più rimescolato dagli insetti. Gli animali che si nutrono di queste piante e quelli che si nutrono di insetti morirebbero all'istante, e così gli animali che si nutrono di tali animali, e gli altri che stanno in cima alle catene alimentari. Fra tutti i pericoli che facciamo correre al nostro ecosistema, comunque, di certo non dobbiamo preoccuparci della totale scomparsa degli insetti, perchè non potremmo ottenerla neanche utilizzando tutto quello che abbiamo a nostra disposizione: sono troppo diffusi e adattabili, e le tonnellate di veleni che scarichiamo loro addosso servono solo a colpire l'ambiente circostante.
Alcuni dicono che dopo la nostra fine il mondo sarà dominato dagli insetti. Io non so se la nostra specie si estinguerà mai, ma questo non importa, perchè in effetti, vista la superiorità di numero, massa, distribuzione e persino influenza sul resto della biosfera, il mondo è già degli insetti, lo è sempre stato da quando c'è vita sulle terre emerse e lo sarà sempre fino alla fine fiammeggiante che attende il pianeta (o anche oltre: se noi la scamperemo fuggendo su qualche altro pianeta, dovremo portare con noi molte specie di insetti utili e altre, parassite, ci seguiranno comunque). Se un alieno osservasse la nostra civiltà da lontano, vedrebbe come ci affanniamo a costruire abitazioni e a produrre cibo usufruendone soltanto in minima parte, mentre loro godono a milioni per ogni singolo frutto della nostra fatica, superandoci in numero di parecchie migliaia nelle nostre stesse case e nutrendo i loro figli col nostro cibo, e non ci metterebbe molto a capire chi sono i servi e chi sono i padroni.

Amen.

sabato 11 settembre 2010

Alien esiste!



La mente umana, nonostante la maggior parte degli individui si sforzi al meglio delle sue possibilità di provare il contrario, è straordinaria, infinitamente superiore a quella di qualsiasi altro animale. Essa è, comunque, legata all'imitazione e alla rielaborazione dei meccanismi e delle forme della natura; sia che si parli di scienze pratiche, sia che si parli di arte, l'uomo imita e rielabora ciò che vede e osserva intorno a se. Questo è particolarmente evidente nei film di fantascienza, dove mostri di varia forma e dimensione, per quanto elaborati, non sono che un rimescolio di varie parti di organismi terrestri. Il mio mostro preferito è l'Alien, uno degli esseri più inquietanti e visivamente originali mai apparsi sul grande schermo. L'Alien è anche un esempio di un fatto straordinario: quelle poche volte che sembra che l'uomo sia riuscito a inventarsi qualcosa di così bizzarro da non trivare riscontro nella natura, salta poi fuori che in realtà la natura aveva già inventato quel qualcosa da milioni di anni, solo che non era ancora stato scoperto.
Che esistano parassiti simili nel comportamento all'adorabile mostro bavoso non è una novità, ed è probabile che anche i creatori del film li conoscessero. Si tratta infatti dei mitici Icneumonidi, vespe il cui raccapricciante comportamento è stato uno dei motivi che ha fatto dubitare Darwin dell'esistenza di un dio benevolo. Questi Imenotteri infatti depongono le uova nella carne viva delle loro prede, e alla schiusa le larve cominciano a nutrirsi della vittima (di solito un bruco o un'altro tipo di larva di insetto) dall'interno, lasciando per ultimi gli organi vitali in modo che l'animale non muoia e marcisca. Soave. Alcuni entomologi pensano che le vespe parassite potrebbero essere il gruppo di animali col maggior numero di specie sulla Terra (record attualmente in mano, o meglio in zampa, ai Coleotteri), per il semplice motivo che quasi ogni insetto studiato è parassitato da una o più specie di queste vespe. Gli Icneumonidi se ne sbattono altamente dei legami di sangue, e non esitano a infestare altri Icneumonidi, tanto che esiste un caso in cui un particolare bruco è infestato da un certo Icneumonide, le cui larve vengono parassitate da un altro Icneumonide mentre si trovano ancora nel bruco. Queste larve dentro la larva dentro il bruco sono parassitate da un ulteriore Icneumonide, le cui larve ancora dentro le larve nelle larve nel bruco sono parassitate da un ultimo Icneumonide. Alla fine, da questa matrioska entomologica emergeranno vittoriose solo le larve dell'ultima vespa, divorando dall'interno gli animali che hanno divorato dall'interno le larve che hanno divorato dall'interno il bruco. Una cosa del genere non si troverà mai in un film di fantascienza, perchè è troppo improbabile per essere presa sul serio dagli spettatori, eppure è vera.
Quello che invece forse i Creatori di Alien non sapevano quando hanno realizzato il film è che anche la caratteristica "bocca dentro la bocca" del celebre mostro esisteva già in natura, precisamente nella murena. Le mascelle di tutti gli Gnatostomi (che, in un epico colpo di scena, significa "Animali la cui bocca è dotata di mascelle") derivano dalla trasformazione del più anteriore degli archi faringei dell'embrione; nella murena anche un altro arco, che si trova più indietro, subisce una simile modificazione, diventando un secondo set di mascelle dentro la bocca. La murena morde con le mascelle principali, poi con quelle secondarie, che trascinano la preda verso il fondo della gola e permettono alla murena di aprire e chiudere ripetutamente la bocca per mordere senza che la preda fugga.
Ora manca solo la scoperta di un animale dal sangue acido e poi potremmo dire ufficialmente che Alien esiste, frammentato nelle varie e diverse specie che abitano la Terra.

lunedì 30 agosto 2010

Evoluzione + Dio = ...?


Nonostante il triste disprezzo per tutto ciò che è scienza dimostrato dalla maggior parte degli italiani, c'è da dire che perlomeno da noi il problema del creazionismo (oggi detto anche "Intelligent Design") è relativamente contenuto rispetto alla situazione americana, che vede più di metà della popolazione incapace di accettare un fatto ormai dimostrato e arcidimostrato da più di 150 anni, su cui si basa l'interezza delle scienze biologiche e quindi anche buona parte della medicina, e che ogni momento che passa viene comprovato e compreso sempre di più. Ciononostante, anche fra coloro che in tutto il mondo accettano l'evoluzione, la maggior parte è comunque convinta che essa non interferisca con l'idea dell'esistenza di Dio - molti evoluzionisti sono religiosi, e anche fra molti degli atei regna la convinzione del bisogno del rispetto assoluto delle altrui convinzioni, per amore del quieto vivere, il che può sicuramente apparire corretto. PURTUTTAVIA:

Il rispetto delle convinzioni altrui non è una cosa dovuta a chiunque. Se così fosse, saremmo costretti a rispettare anche le convinzioni di razzisti, nazisti, pedofili e compagnia bella. Le convinzioni altrui nel campo della condotta vanno rispettate se hanno ragioni logiche e giuste di essere così come sono, altrimenti vanno ostacolate per evitare pericolo all'interessato e soprattutto a chi lo circonda. E' il principio che sta alla base di cosucce del tipo "Sbattere in galera chi ritiene che la ricchezza personale possa essere ottenuta con l'inganno e il disprezzo della legge, e agisce di conseguenza". Ora, direte voi, come si può paragonare la religione a qualcosa come un crimine? Essa detta molti principi di giustizia e buon senso. Il punto è che l'unico motivo di credere in qualcosa è quello di agire basandosi su tale credo, e quindi chi crede in Dio dovrà basare il suo agire sulla parola di Dio, e qui sta la fregatura. Il nostro mondo si basa su leggi scientifiche, non sulle leggi approssimative (nel migliore dei casi) o completamente insensate di un essere fittizio, la cui esistenza sarebbe provata unicamente da un libro (a questo punto io potrei dire che, essendoci ben sei film di Star Wars, l'esistenza di Lord Fener è ben più provata di quella di Dio). Chi prova a interagire con questo mondo non seguendo le sue regole ma quelle di Dio è destinato a fallire nei suoi intenti (se è fortunato), o a mettere in pericolo se stesso e chi lo circonda (se è sfortunato). Francamente, non so cosa pensare di chi dice di credere in Dio e poi vive come se non ci credesse: in cosa si esplica, esattamente, il loro credere? Questa non è fede, è nevrosi.

Tornando all'evoluzione: molti dicono che è possibile pensare che Dio abbia dato il via alla vita e che poi questa si sia evoluta come tutti sappiamo (non voglio nemmeno prendere in considerazione quello che dicono quegli aborti senza palle dei sostenitori dell'Intelligent Design, perchè ha meno dignità di una scarica di diarrea di cinghiale). E' possibile? Si, lo è, in una visione inutilmente forzata e surreale dei fatti, in cui Dio fra l'altro viene presentato come un completo coglione. Mi spiego meglio: se si vogliono accettare contemporaneamente i fatti scientifici e l'esistenza di Dio, ci si dipinge uno scenario in cui Dio, dopo l'inizio dei tempi, impiega ben 10 miliardi di anni per creare la vita (età stimata dell'Universo: Circa 14 miliardi di anni - età stimata della vita: più di 3 miliardi di anni). Homo sapiens sapiens è comparso circa 200.000 anni fa, e proprio quest'anno Craig Venter ha creato la vita artificiale. E' una mia impressione, o 200.000 anni sono una cifra considerevolmente inferiore a 10 miliardi di anni? Questo significherebbe che noi umani siamo esattamente 5000 volte più rapidi e intelligenti di un essere considerato perfetto. Wow - abbasso la modestia! Ma non è finita qui. A questo punto secondo coloro che vogliono conciliare scienza e fede, è avvenuta l'evoluzione (lo ripeto ancora una volta, non prendo in considerazione quella merda dell'ID); cioè, in pratica Dio non solo ci mette un tempo spropositato a creare la vita, ma inoltre dopo averlo fatto si siede su una sdraio e se ne lava le mani, lasciando che le mutazioni casuali e la selezione naturale facciano tutto il resto, il che fra l'altro esclude che noi siamo i suoi figli prediletti fatti a sua immagine e somiglianza, a meno che il buon Signore non abbia confidato che, con un tremendo colpo di culo, il caso avrebbe prodotto in milioni di anni di prova ed errore proprio le creature che aveva in mente. Alla faccia dell'essere perfetto, buono e onnipotente. Dio è per definizione tutte e tre le cose, e visto che il dio che salta fuori conciliando scienza e fede non ha questi attributi, sicuramente non è un dio e non c'è ragione di postulare la sua esistenza.

domenica 29 agosto 2010

Spotlight Zoologia: Maniraptora


Chiunque abbia anche solo un minimo d'infarinatura sui dinosauri (cioè pressochè nessuno a parte gli addetti ai lavori) o, più semplicemente, abbia visto Jurassic Park, può vantarsi affermando di sapere che gli uccelli sono i diretti discendenti dei dinosauri. In effetti, non è esattamente così: d'ora in poi, quando si parlerà dell'estinzione dei dinosauri, voi potrete esclamare con falso stupore: "I dinosauri si sono estinti? E quando è successo?" visto che ormai quasi tutti i paleontologi e i biologi evoluzionisti concordano sul fatto che gli uccelli siano dei veri e propri dinosauri, gli unici che abbiano mai imparato a volare, e gli unici scampati all'estinzione del Cretaceo. Gli uccelli fanno parte del clado dei Maniraptora ("Ladri con le mani"), che comprende, fra gli altri, i Dromeosauridi come il Velociraptor, gli Oviraptoridi come l'Oviraptor e i Therizinosauridi come... beh, come il Therizinosaurus. Tutte bestiole di dimensioni variabili dal minuscolo al bello grosso, bipedi, carnivore o onnivore e spesso e volentieri ricoperte di piume. Vi sembra bizzarro che un pollo sia un dinosauro? Be', di sicuro il Velociraptor, piccolo, leggero e pennuto bipede dal muso aguzzo e dai grandi occhi, assomiglia molto di più a un pollo che ad un Brachiosaurus, 25 metri di gigante squamoso quadrupede con zampe da elefante, collo lunghissimo e testa arrotondata e gibbosa - eppure, non facciamo fatica a considerare il Velociraptor un dinosauro, quindi perchè escludere gli uccelli? Nella classificazione monofiletica, ogni gruppo deve includere un progenitore comune e tutti i discendenti, perciò è inevitabile classificare gli uccelli come dinosauri. I Maniraptora erano (whoops... sono) Teropodi, gruppo che include tutti i dinosauri carnivori, il che significa che il vostro canarino è in realtà strettamente imparentato con quella macchina assassina di 13 metri per 6, dal peso di 6 tonnellate, con al posto della bocca una tagliola lunga un metro e mezzo guarnita di sessanta denti a pugnale seghettato di 20 cm, in grado di frantumare in un colpo solo l'osso rinforzato di un grosso adrosauro, nota come Tyrannosaurus Rex.

Fico.

Il più antico dinosauro considerato già un uccello è l'Archaeopteryx litographica, forse il simbolo stesso dell'evoluzione, bellissima forma di passaggio con denti, coda e mani artigliate da rettile ma muso aguzzo, braccia allungate e soprattutto penne da uccello. Il più bel fossile di Archaeopteryx che si conosca (e uno dei miei fossili preferiti) immortala la creatura nella roccia stratificata delle cave di Solhnofen, in Germania, in una posa incredibile, quasi da Cristo sulla croce, con le braccia allargate e la testa reclinata all'indietro, quasi un enorme dito medio che la biologia e la scienza alzano nei confronti della religione: è questo il vero messia, è questa la verità.