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giovedì 2 dicembre 2010

La verità fa bene, forse (ed è carismatica)


In realtà di solito direi "La verità fa bene, SEMPRE" ma voglio concedere il beneficio del dubbio alla tecnica di sensibilizzazione utilizzata dalla maggior parte delle associazioni benefiche sorte a difesa dell'ambiente. Mi spiego meglio. WWF, Greenpeace e quant'altro di solito pubblicizzano il loro lavoro con gran foto di leopardi, panda, elefanti e altri animali fotogenici e popolari, lanciando campagne di raccolta fondi nel nome di questi animali e spesso presentando come maggior incentivo alla salvaguardia della natura la loro bellezza. Questa tecnica è quella della cosiddetta "Megafauna carismatica", cioè dell'uso "promozionale" di animali noti, grandi e spettacolari per invogliare il pubblico a fare donazioni che poi serviranno a salvare interi ecosistemi, e non solo le specie in questione. Ora, se si tratta di scucire qualche spicciolo per una buona causa a qualche hippy di mezza età che allenta la stretta sul portafoglio solo se gli sventolano davanti la foto di una tigre, non c'è nulla di male. Ma questo metodo di far vedere e sentire alla gente solo quello che vuole vedere e sentire innanzi tutto mantiene la gente ignorante sui veri, ben più importanti motivi per donare (la salvezza di interi ecosistemi, i beni materiali che se ne ricavano, oltre alla loro tanto sventolata, anche se effettiva, bellezza) e sulle creature che difendono (newsflash: la maggior parte dei componenti di un ecosistema ha sei zampe e non figurerebbe molto bene sulle graziose cartoline di Natale che mi ha inviato il WWF, ma cionondimeno è fondamentale, interessante e altrettanto degno di vivere su questo mondo), e in secondo luogo aliena le simpatie di chi riceve il messaggio come un semplice "la natura è carina è pelosa, aiutiamola vi va?" e giustamente dice: "Chemmifrega?". Se si divulgassero VERE NOTIZIE SCIENTIFICHE sulla natura e l'importanza degli ecosistemi e di TUTTI i loro abitanti non solo come fonti di bellezza ma anche come fonti di sapere, medicine, cibo, soldi e soprattutto, come una casa da cui dipendiamo, a mio parere si aumenterebbe l'interesse di chiunque a fare una donazione. Se poi qualche rompiscatole è deluso perchè per ogni tigre che difende salva anche milioni di scarafaggi, che si fotta.

venerdì 15 ottobre 2010

La Megafauna che non c'è più


C'è un motivo per cui la gente quando pensa agli animali estinti pensa ai Dinosauri, e quel motivo è che i dinosauri sono, oltre ogni ragionevole dubbio, il più figo e cazzuto gruppo di Cordati mai esistito. Ciò nonostante, Madre Natura è stata generosa nel distribuire la figaggine ai suoi figli, viventi o estinti, e al mondo di coloro che non ci sono più appartengono anche altre creature bizzarre e incredibili, vissute in epoche così primitive e remote da risultare inimmaginabili, o così familiari e vicine da aver convissuto con noi. Ispirato dall'articolo del National Geographic di questo mese dedicato all megafauna australiana estinta, dedico questo post al secondo dei due gruppi, che includeva un vasto e bizzarro assortimento di mammiferi, ma anche di rettili e uccelli, mastodontici, sparsi in tutti gli angoli del mondo. In una fatale congiunzione di cambiamenti climatici e inaspettata comparsa di una, ahem, nuova specie di primate estremamente efficiente nella caccia (non si sa ancora in quale misura abbiano influito l'una o l'altra, anche se le scimmie bipedi sono fortemente additate da molti) questi esseri sono spariti per sempre, lasciandoci solo ossa e fossili. Ecco i miei preferiti, divisi per nazionalità:

1) Nord America: ...

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...sapete cosa? La megafauna nordamericana estinta è troppo abusata. Tutti conoscono mammuth, rinoceronti lanosi, smilodonti (tigri dai denti a sciabola) e megaloceri (cervi giganti). Passiamo ad altro.

2) Sud America: Le ossa dei giganti sudamericani furono studiate da Darwin durante il viaggio del Beagle, facendolo riflettere sulla somiglianza tra i colossi estinti e i loro moderni cugini. Nelle pampa scorrazzavano, fra gli altri, una specie di Smilodonte sudamericano, un gigantesco uccello predatore incapace di volare (Phorusrhacus), una serie di mega-armadilli dal guscio rotondo e dalle code corazzate (Glyptodon, Doedicurus), un grosso camelide dotato di una corta proboscide (Macrauchenia) e il mio favorito, il bradipo terricolo gigante (Megatherium), una palla di pelo e artigli sradica-alberi grande come un elefante. Non mancavano creature marsupiali come il predatore Thylacosmilus dalle zanne a sciabola.

3) Australia: leggetevi il National Geographic, no? Fra leoni marsupiali e canguri giganti, il mega-vombato noto come Diprotodon, il più grande marsupiale conosciuto, spicca come un fulgido, pelosissimo astro delle dimensioni di un rinoceronte. Una gigantesca lucertola predatrice, una volta nota come Megalania ma ora chiamata Varanus priscus perchè strettamente imparentata coi moderni varani, seminava il terrore coi suoi oltre sei metri di lunghezza.

4) Nuova Zelanda: qui gli uccelli la fanno da padrone. Il Moa (Dinornis) coi suoi quasi 4 metri d'altezza, era il più grande uccello conosciuto, una sorta di iper-struzzo dal collo lunghissimo e dalle piume filamentose. Anche con la sua mole, il pacifico Moa non era al sicuro dalla più grande aquila mai esistita, l'aquila di Haast (3 metri di apertura alare e 15 kg di peso, che per un uccello volatore non è poco).